La Guerra di Successione

Prima regola della gestione di un blog: la costanza dell’aggiornamento.

Siccome i blog sono ufficialmente morti nel 2006, e siccome a differenza della Ferragni ho un lavoro d’ufficio grazie al quale porto a casa la pagnotta – mentre la Ferragni ha una pagnotta grazie alla quale ha portato a casa un lavoro d’ufficio – il tempo di aggiornare il blog non c’è stato.

Tuttavia qui, nella Megaditta, di cose ne sono successe eccome: dall’inizio della primavera è in atto una vera e propria guerra, a causa della rinuncia all’incarico di un altissimo dirigente, che è stato silurato ha rinunciato al posto per motivi di soldi motivi personali.

Tutti noi poveri opliti della scrivania siamo stati chiamati a raccolta dai nostri rispettivi generali, i quali hanno fissato all’asta il loro prezzo e quello della carne da macello ai loro ordini (cioè noi impiegati).

Perchè quando un Alto Vertice dell’azienda salta, gli avvoltoi iniziano a girare.

E in una grossa azienda, nessuno può sentirti urlare.

Ha inizio la Guerra di Successione.

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A quel punto, tutta l’attività aziendale si cristallizza e procede per inerzia, perchè gli sforzi di dirigenti e dipendenti sono interamente rivolti alla Guerra.

Esattamente come in una partita di Dungeons&Dragons, ogni personaggio papabile per il posto crea un proprio team, una Compagnia del Balzello (di carriera) dove ogni personaggio ha delle particolari abilità che lo rendono fondamentale in battaglia.

Il mio capo è uno di questi.
Nato dal tronco di un Gorgone Sindacalista, il cui potere malvagio era di pietrificare la carriera di chiunque lo guardasse negli occhi, sconfitto poi in battaglia da Perseo, che dopo aspra battaglia ne mozzò la testa guardandolo riflesso in una foto di Sergio Marchionne, il mio capo è un centauro metà RSU e metà Lapo Elkann.

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L’empatia del mio capo di fronte ai problemi altrui

Io, nella Compagnia del Balzello che il boss ha allestito per la battaglia, sono il Pipino di turno: goffo, impacciato, le piglio da tutti ma in fondo mi si vuole bene.
Non credo che cadrò in battaglia, ma non riceverò alcun onore in caso di vittoria.

Naturalmente, il mio capo, che chiameremo Karlokalenda, al momento del discorso alle truppe si è prodigato in discorsi e promesse in caso di vittoria, tra cui:
– flessibilità oraria orizzontale, verticale e diagonale
– golden-badge con cui accedere al comodo parcheggio aziendale anche dopo l’orario di chiusura, pratica proibitissima e, in quanto tale, assolutamente consuetudinaria per i dirigenti
– codice segreto della macchinetta del caffè per poter bere il vero caffè, e non quello che comunemente viene erogato dal malefico marchingegno, che effettivamente ha il tubo dell’acqua collegato sinistramente allo stesso tubo che arriva dai bagni
– un balzello orizzontale per tutti: chi è C0 diventa C1, chi è C1 diventa C2 e chi gliela dà, diventa D (che sarebbe balzello verticale, ma la cosa verrà risolta con apposita selezione interna, naturalmente pilotata)

La nostra Compagnia è così composta:
Tisifone, la collega gnagna dal cervello delle dimensioni di un’oliva e dalle tette delle dimensioni e consistenza di un super tele, è il soldato addetto a carpire informazioni al nemico, di volta in volta, a seconda della situazione e del bersaglio, o seducendolo lentamente con le sue spire, oppure afferrandogli la testa e facendogli fare il motoscafo tra le ghiandole mammarie
Sir Biss, il collega delatore, è addetto a destabilizzare il morale delle truppe nemiche mettendoli gli uni contro gli altri, con soffiate velenose in pieno stile “Ciao Tizio, ma lo sai che Caio ha detto di te che…” e subito dopo “Ciao Caio, guarda che c’è Tizio che ti sputtana con…”.
Hodor, che di mestiere non fa assolutamente nulla, se non camminare per i corridoi portando in mano la busta urgente , è il drone stealth che vaga per l’azienda monitorando i movimenti delle truppe nemiche
Fassbender, il sexy tombeur de femmes, siccome vive ancora con sua mamma, non ha orari nè vincoli famigliari, per cui può restare al lavoro anche per 20 giorni consecutivi, h24, per impedire che il nemico si organizzi in momenti di grande assenza collettiva, quali la notte, le domeniche o la concomitanza delle partite del Mondiale di calcio
io, che da attendente al pezzo mi limito a fornire direttive, raccogliere informazioni e mantenere aggiornato il boss, che dalla sua umile villa in Toscana, in cui si è ritirato a metà giugno, trama e maneggia per conquistare l’ambito posto da altissimo dirigente.

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Tisifone mentre invita un collega a prendere un caffè

Non si tratta di una battaglia tipo film di Hollywood, dove due enormi eserciti si scontrano e in 6 minuti si risolve tutto con i buoni che trionfano, pur con qualche perdita, e i cattivi vengono sconfitti e ricacciati nel loro regno.

No, è una vera guerra. E le guerre durano a lungo, e sono fatte di scontri a fuoco e di incontri diplomatici, di coltellate e di strette di mano, di sorrisi frontali e di vaffanculo alle spalle.

La Guerra di Successione procede ormai da mesi.

Le truppe sono stanche, i feriti non si contano e i caduti in battaglia ormai superano i neo assunti, tutti tendenzialmente dei pluri-laureati con master che però, non avendo mai lavorato un minuto della loro vita, non sapendo fare assolutamente nulla, vengono relegati a compiti quali “controllare che non ci siano condizionatori accesi e finestre aperte”, “indirizzare i tecnici delle macchinette delle merendine alle macchinette delle merendine” e il fondamentale “sostituire la carta igienica nei bagni”.

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Un neo assunto in una normale giornata lavorativa.

Ultimamente pare che qualcosa si sia mosso.

Palpatine, il Capo Supremo, pare abbia preso la sua decisione.
E’ l’attimo che precede l’esplosione della bomba, quando tutto sembra bloccarsi, la Natura si ammutolisce e perfino l’acqua nei fiumi cessa di scorrere.

La nomina arriverà ai primi di agosto.

Molti di noi saranno in vacanza, ognuno nella meta che gli compete a seconda del proprio rango e/o disponibilità economica.

Ad agosto sapremo.

E tutto cambierà, affinché nulla cambi.

La curva di Bill Gates

Gennaio è quel mese in cui chi ha avuto la fortuna di andare in ferie, torna dalle ferie ed odia il mondo.
Gennaio è quel mese in cui ha avuto la sfiga di non andare in ferie, odia il mondo per non essere andato in ferie. E odia chi torna dalle ferie perchè è andato in ferie.

Ovviamente anche le ferie sono l’immagine riflessa della suddivisione in caste della varia umanità della mega ditta.

Per la precisione, esiste un rapporto matematico tra il reddito e la distanza percorsa dal lavoratore X, espresso nella famosa Curva di Bill Gates (vedi foto)Curva di Bill Gates

Data sulle ordinate la distanza percorsa durante le ferie natalizie per raggiungere il luogo ove il soggetto X fa riposare le stanche membra e dal quale far partire intere batterie missilistiche di selfie e foto con destinazione innocenti amici e famigliari rimasti a casa, e data sulle ascisse il reddito del soggetto X, il rapporto distanza/reddito si esprime in una parabola, la cui spiegazione è semplicissima e che esemplificheremo in tre punti:

– Punto M: ovvero il punto Merda. E’ il punto di partenza, che coincide con lo zero assoluto. Zero reddito, zero distanza percorsa. Il soggetto che si trova al punto M, ovvero il soggetto Merda, passa le ferie a casa, nel proprio monolocale affittato in nero da uno spietato Mr.Scrooge che gli stacca la luce ogni 25 del mese per ricordargli che il 27 deve pagare l’affitto.
Poco oltre il punto M, incontriamo lo Schiavo, ovvero colui che percepisce meno di 10.000€ l’anno e che per andare in ferie percorre una distanza di solito corrispondente allo spazio tra il luogo in cui svolge la propria mansione di schiavo e la propria abitazione, in questo caso un monolocale o una grossa station wagon cecoslovacca alimentata ad amianto.
Segue il Disoccupato, che in realtà è occupato ma lavora in nero, probabilmente per qualche imprenditorucolo o commerciante del posto, svolge mansioni stagionali e precarie, di brevissima durata. Supera i 10.000€ annui grazie ad attività illegali come lo spaccio di droga o ad attività moralmente discutibili come le lezioni private a studenti medi stupidi come lavandini. La distanza percorsa può raggiungere qualche decina di km, percorsi dal Disoccupato per andare a festeggiare con altri Disoccupati in “quel posticino là che non conosce nessuno ma che è una figata, c’è stato mio cugino l’anno scorso” e che di solito si concretizza in un vecchio capannone abbandonato, usato come mattatoio per la macellazione suina negli anni del boom industriale e come mattatoio per la macellazione umana in quel simpatico ventennio che ha lasciato un sacco di bei ricordi.

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Due soggetti M e un soggetto P al lavoro

Il punto M comprende infine il Dipendente, il cui reddito varia dai 13.000€ annui fino a cifre più considerevoli, che possono permettergli di comprare il salmone vero e non delle fettine di sapone rosa spacciate ogni vigilia di Natale ai parenti assieme ad una fettina di kiwi e del burro di ratto. Il Dipendente può azzardarsi anche ad arrivare a qualche centinaio di km di distanza, per assistere ad un classico Capodanno in Piazza, magari in una capitale europea, dove sarà alternativamente scippato, pestato, stuprato o tutte e tre le cose, e brinderà all’anno nuovo assieme agli altri dipendenti come lui in un corridoio nel Pronto Soccorso della città prescelta.

– Punto P: rappresenta il punto di massima distanza da casa a cui ambisce il soggetto P, ovvero il soggetto Pacchiano, per trascorrere le ferie. Qui si parla di redditi superiori ai 50.000€ l’anno, fino ad arrivare al centinaio ed oltre.

E’ soggetto Pacchiano il Dirigente Medio, che per dimostrare di essere quasi un dirigente di alto livello si imbarca con un volo economico alle 3 del mattino per raggiungere Honolulu, la Nuova Zelanda, la Thailandia, le Maldive o altre località alla super moda. Negli anni 80. Ivi giunto, passerà l’intera vacanza sulla soglia della camera dell’albergo, senza cambiarsi d’abito, ancora con una valigia in mano e con lo smartphone nell’altra. In quella posizione, trascorrerà esattamente 12 giorni senza mangiare e senza bere, condividendo su Facebook, Instagram e Whatsapp milioni di status e foto scaricate da internet che ostentano la bellezza e lo sfarzo delle sue giornate, sperando di far rosicare i vari soggetti M suoi amici. Nel frattempo, il partner (moglie, marito, fidanzato o fidanzata poco importa) passerà le giornate a scoparsi qualsiasi essere vivente dotato di escrescenze o orifizi, talvolta gratuitamente, talvolta pagando. E anche per quell’anno, il rapporto è salvo.

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Il Soggetto P in tutta la sua classe ed eleganza

Soggetto Pacchiano è naturalmente il Professionista Benestante, sia esso architetto, avvocato, ingegnere, commercialista… uno che si è laureato quando ancora la laurea valeva qualcosa più del pezzo di pergamena su cui era stampata. Uno che ce l’ha fatta, insomma, e che essendo Professionista, è professionale in tutto. Da non confondere mai col Professionista Pezzente (assimilabile al Soggetto M Disoccupato), che si distingue perchè il Pezzente ha un atteggiamento ancor più ostentatamente professionale, sperando nella sua ingenuità di comunicare grandi capacità. Di solito, i Professionisti Pezzenti sono identificabili dal loro caratteristico saluto reciproco. A differenza di tutti gli altri lavoratori, che dopo una conversazione si salutano usando il classico “ciao” o il sempreverde “a presto”, i Professionisti Pezzenti si salutano dicendosi a voce altissima “buon lavoro”, affinchè tutti attorno possano capire che loro sono dei Professionisti Benestanti, quindi gente che lavora, e non dei Disoccupati cammuffati.
Il Professionista Benestante li conosce e li repelle, e siccome ha a che fare con loro per tutto l’anno, elemosinando incarichi e lavori che tendenzialmente perfino i soggetti M schifano, tende almeno durante le feste a fuggire a migliaia di km di distanza, nelle stesse località del Dirigente Medio. In quei luoghi ameni, i due tipi umani si conoscono, si scambiano reciproche esperienze, parlano male dei loro sottoposti, talvolta si accoppiano. Al ritorno, ognuno torna al proprio mestiere.

Abbiamo poi il Sindacalista, categoria attualmente tra le più odiate in qualsiasi ambiente lavorativo. Trattasi infatti di un normalissimo Dipendente, ovvero Soggetto Merda, che, grazie alla protezione del Sindacato, riesce ad arrotondare la paga base con incarichi, scatti, benefit, premi e posizioni una tantum assegnate ovviamente ad personam con rinnovo tacito automatico ed esclusivo. La somma di tutti questi extra riesce a portare il Sindacalista ad un reddito pari o superiore a quello di un dirigente medio, con accesso immediato a tutti i privilegi.

Esiste poi una sottocategoria del sindacalista, ovvero il Sindacalista Rosso. Egli userà quei soldi per andare in vacanza in luoghi eticamente accettabili, quindi in qualsiasi paese sotto sviluppato o in via di sviluppo dove la gente crepa per strada. Ivi giunto, il Sindacalista Rosso si barricherà nel suo villaggio turistico, sorvegliato da cecchini nazisti (che ok, son nazisti, ma fan comodo) e da quel sito inonderà tutto l’internet di foto di se stesso con il bimbo morente di fame, con la classica vecchina che ha perso tutto, o si farà fotografare intento a scavare un buco nella sabbia con la paletta di plastica rubata al bimbo di una coppia di yankee, e che sui social spaccerà come “io che scavo un pozzo di acqua potabile per gli abitanti del villaggio”. Al ritorno, romperà il cazzo a tutti sulla vacanza che gli ha cambiato la vita e che non si capacità di come noi consumisti occidentali ancora restiamo schiavi del ritmo produci consuma crepa e non molliamo tutti per quei paradisi socialisti, dopodichè tornerà nel suo bugigattolo di rappresentante sindacale a non fare un cazzo dalla mattina alla sera.

A questo punto la parabola inizia a discendere.

Infatti, i veri ricchi non hanno bisogno di viaggiare come i falsi ricchi. E più sono ricchi, più si avvicinano al Punto D, ovvero il punto Dio o punto divino. Chi arriva a tale punto, di solito, ha un reddito che basterebbe da solo a sfamare tutti i soggetti M della provincia.

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Il vero ricco sta nella sua villetta

Soggetto divino è dunque l’Industriale, colui che ha la fabbrichetta ereditata dal papi e che, se è furbo, fa gestire a manager pagati a peso d’oro, se è scemo gestisce lui rischiando il fallimento ad ogni chiusura contabile. Ma l’Industriale si salva sempre, perchè se certamente non è lui a viaggiare, viaggiano parecchio i suoi soldi, spesso nelle stesse località esotiche in cui si recano i vari soggetti P di cui abbiamo parlato prima. L’industriale, alla pari con il suo fidato Megadirettore (altro soggetto divino) e con tutti gli altri loro simili, festeggiano la nascita del Cristo e l’ultimo dell’Anno nelle loro megaville super lussuose. Qui, circondati dalle loro corti dei miracoli, dai loro parenti fino al sedicesimo grado, dai loro eredi vampiri e attendenti al pezzo, celebrano se stessi, sedendosi a capotavola e devastando i maroni a tutti con i racconti della loro vita, delle loro imprese, dei loro successi.

Talvolta a tali potenti si associa un Cardinale, o un prelato di rango naturalmente elevato (Vescovo, Arcivescovo e appunto Cardinale), o loro figli e amanti. Costoro, forti del Signore e potenti nella Sua forza, celebrano le festività spesso come invitati di Industriali e Megadirettori, assieme a starlette, letterine letterone letteronze e letteroie, giornalisti da rotocalco o da inchiesta e le loro corti di servitori.

Tutti questi soggetti, in blocco o scaglionati, si ripresentano al lavoro il 7 di Gennaio.

E riacquistano tutti quei ruoli che noi conosciamo bene.

Buon anno.

La multifunzione si è rotta

Si è rotta la stampante multifunzione del corridoio.

Questo fatto rappresenta senza dubbio la peggior sciagura che possa capitare in un’azienda, poichè tre sono le Grandi Tecniche del Lavoratore Apparente:

1.La telefonata eterna.

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Impegnatissimo

Quando un lavoratore vuole dare di sè l’immagine di essere sempre sul pezzo e concentrato, non deve fare altro che farsi sorprendere al telefono. Sempre.

Ovviamente il tema dev’essere lavorativo, per cui non vale parlare con mamma/partner/figli/spacciatore (quest’ultimo vale solo se sei dirigente). Più il tono della telefonata è concitato, più “si sta lavorando”. La mossa ideale, per la quale occorrono anni di perfezionamento, è il mimare il gesto del “dammi 5 minuti, finisco questa importante telefonata” al capo, per mostrare che non solo si sta lavorando, ma si è talmente sicuri di sè da poter prendersi la libertà di posticipare la conversazione col superiore. Si tratta di un salto nel buio, perchè il capo. vedendosi messo in coda, potrebbe anche reagire male. Ma generalmente il capo apprezza questo tipo di atteggiamento, per cui, se ben fatta, la telefonata eterna è perfetta. Ovviamente, in sè e per sè, la telefonata non esiste: dall’altro lato della cornetta infatti non vi è assolutamente nessuno.

2. La busta urgente

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Impegnatissimo

Prendi una busta, riempila di fogli bianchi, portala in giro. A chiunque ti dovesse fermare per accollarti un lavoro, rispondigli “guarda, devo consegnare questa busta, ti richiamo io”. Ed è fatta. Questa tecnica è però valida solo per chi lavora in aziende con superfici molto ampie, il che significa o molti piani e molti corridoi, oppure enormi capannoni. Anche in questo caso l’esperienza aiuta a perfezionare la tecnica: fondamentale è impostare almeno 6 diversi percorsi, da utilizzare nei vari giorni della settimana, più alcuni percorsi extra per sviare l’attenzione ed eventuali controlli, ed ovviamente è fondamentale variare dimensioni, forma ed intestazione della busta. La tecnica della Busta Urgente aiuta tra l’altro a mantenersi in forma, fa bene al cuore, alla circolazione, alla vista e all’umore.

3. Stampare. Stampare. Stampare.

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Impegnatissimo.

Quando non hai voglia di lavorare, stampa qualcosa. Sì, è profondamente sbagliato dal punto di vista dell’ambiente, della gestione oculata delle risorse aziendali, e perfino delle tasse dei cittadini (se sei un lavoratore pubblico). Ma in culo agli alberi e ai cittadini, bisogna pur sopravvivere. Per cui, l’importante è fare vedere che si sta facendo qualcosa: pronti via, si accende il computer, si accede alla cartella “stampe del giorno”, si clicca su print e poi ci si piazza in piedi alla stampante a vederla vomitare fogli. La carta è tangibile, è materiale, la puoi toccare, annusare, far cadere. Ha un suo peso, una sua specificità. La carta è la dimostrazione empirica che tu stai lavorando. Stampare a nastro è la soluzione migliore per i timidi che non hanno il coraggio di far finta di telefonare, o dei pigri che non hanno assolutamente voglia di girare con la busta in mano. Stampare a nastro è l’ultimo rifugio dei lavoratori stanchi, disillusi, demotivati o semplicemente fancazzisti. Ovvero, il 90% dei lavoratori.

E oggi la stampante si è rotta.

Panico generalizzato.

Ovviamente vale la regola del cesso al ristorante. Tu sei in un ristorante, entri nel bagno dei clienti e trovi la tazza del water ridotta come le fogne di Calcutta. Ti viene da vomitare, il tuo cervello istintivo ti dice “esci subito di lì” ma il tuo cervello razionale ti arresta immediatamente: “e se fuori c’è qualcun altro che deve venire in bagno, ed entra dopo di me e vede questo schifo, penserà che sono stato io!” E così ti tocca di barricarti ed aspettare le 4 del mattino, oppure entrare in modalità ninja e fuggire dalla finestrella di 50cm per 25cm.

Lo stesso vale per la stampante: in mancanza di Ruotadiscorta, il collega giovane/neoassunto nonché capro espiatorio di qualsiasi cosa, chi si accorge del guasto, immediatamente per tutti è il colpevole del guasto.

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…e invece no.

E così stamattina la sfiga è capitata ad Hodor, il collega gigante e pacioso. Lo so perchè erano circa le 8.30, quindi praticamente l’alba per la maggior parte dei colleghi, ed Hodor si era appunto installato alla multifunzione del corridoio, deciso a passare lì la giornata, utilizzando la tecnica della Stampa a Nastro. Purtroppo per lui, arrivata a pagina 200, la stampante è passata dal piacevole vrrrrr vrrrr vrrrrr ad un preoccupante trrrrrrrrrr, poi ad uno spaventoso trk trk trk trk trk trk e poi ad un silenzio tombale!

Hodor bestemmia così forte che Santa Madonna, la collega timorata di Dio, fugge per i corridoi in lacrime. recitando il Pater Noster. Tutti ci affacciamo, tranne Tisifone, la collega procace che si sta già buttando su l’autista del Direttore Generale.

Hodor viene immediatamente raggiunto da Sir Biss, il collega spione e delatore, che fingendo di volerlo aiutare va in realtà ad accertarsi del danno, dopodichè lo vediamo gettare una fialetta a terra e sparire in una nuvola di fumo. Nel giro di pochi istanti, tutta l’Azienda sa che “Hodor ha rotto la multifunzione”.

Hodor inizia ad armeggiare. Bip bip bip bip Hodor pigia i tasti del display touch della stampante multifunzione, che fanno apparire istruzioni in giapponese feudale. Hodor bestemmia di nuovo, ma questa volta non in maniera esplosiva, bensì articolata: una bestemmia con almeno una principale, due coordinate e tre subordinate condita con la classica tripla aggettivazione tanto cara ai giornalisti anni 70 e 80, che coinvolge l’intera Sacra Famiglia e numerosi animali della stalla di Betlemme.

La stampante bippa con scherno nei confronti di Hodor, ed intanto attorno a lui si forma un capannello di colleghi. C’è chi si limita a guardare, c’è chi a voce alta dice “eh vabbè dai non preoccuparti” ma intanto a voce bassa gli dice “brutto figlio di puttana, mi ero prenotato il turno alla stampante dalle 10 alle 12, ora che cazzo faccio?”. Monica e Tonica Baggins, le gemelle anziane, in quanto tali, parlano sulla voce di Hodor dandogli indicazione sul da farsi, il che è assolutamente ridicolo poichè le due vegliarde hanno lo stesso rapporto con la tecnologia che un comunista del 2017 ha con un badile o un cacciavite.

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lavorare in team

Il capannello ormai ha raggiunto le dimensioni di un concerto degli Iron Maiden. Hodor è un uomo distrutto: coperto di morchia, di toner cancerogeno e di fogli accartocciati, è ormai sulle ginocchia.

La multifunzione è completamente immobile, tutte le lucine d’allarme sono spente. E’ un monolite, come quello di 2001 Odissea nello Spazio, con la differenza che il monolite di Kubrick ha dato origine all’intelligenza e alla civiltà umana, mentre la maledetta stampante multifunzione assorbe tutte le tracce di umanità dalla specie-uomo e lo riporta al livello della bestia hobbesiana.

Hodor si rialza. La folla si ammutolisce.

Hodor si volta. Ingoia le lacrime. Ci guarda. Poi guarda la stampante. Poi riguarda noi. Poi riguarda la stampante.

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Problema risolto

Afferra il pannello mobile, quello che si solleva per scansionare le pagine, posto alla sommità della multifunzione. Con un gesto secco, inesorabile, lo sradica, simbolicamente decapitando il mostro. Con gli occhi iniettati di sangue, Hodor solleva sopra di se la testa della gorgonica Multifunzione, lancia un ululato, scaglia la testa mozzata in mezzo alla folla dei colleghi e si precipita in una corsa disperata nel corridoio, travolgendo e quasi uccidendo la povera Santa Madonna, che era ancora inginocchiata a pregare il Signore.

Tutto questo, stamattina.

Ora è pomeriggio. Di Hodor non si hanno notizie.

La multifunzione è ancora lì, immobile e decapitata, trincerata dietro i nastri che in CSI usano per circondare la scena del crimine.

Domani verrà un tecnico a ripararla. Dove “domani” indica “un giorno ipotetico futuro, certamente non prossimo” e “a ripararla” indica “a fare qualcosa che comunque non renderà la stampante operativa e che richiederà un ulteriore intervento tecnico”.

Le Grandi Tecniche del Lavoratore Apparente sono dunque temporaneamente passate da tre a due.

Si prospettano tempi duri.